Anatomia di una donna

“Io non ti conosco…io non so chi sei…”
Ancora oggi, il rapporto tra molte donne e la loro vulva può essere raccontato così, con le parole di questa splendida canzone di Mina.
Una ricerca del 2016 condotta dalla charity inglese The “Eve Appeal”https://eveappeal.org.uk/, rileva, su un campione di 1000 donne di diverse età intervistate in tutta l’Inghilterra, che solo il 35% è in grado di riconoscere le varie parti della propria vulva. 
Sicuramente non é necessario conoscere i termini scientifici , ma sapere come sono fatti i nostri genitali può servire a chiarire dei dubbi, a sfatare delle leggende errate riguardo alla sessualità, a rompere alcuni tabù.
 
La mia mission é quella di aiutare le persone ad avere una sessualità felice, quindi mi chiedo:
 Se una donna non conosce la propria vulva, come fa a riconoscere ciò che le da piacere? 
Come individua il proprio piacere? Come può guidare il/la partner verso le proprie zone sensibili?
Non può mica sempre essere una caccia al tesoro! 
 
Le vergogne
Si usava chiamarli così gli organi genitali
vergogne f pl
  1. plurale di vergogna indica le parti pudiche, genitali.
    • nascondi le tue vergogne!
 
vergógna s. f. [lat. verecŭndia; cfr. verecondia]. – 1. a. Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito: sentire, avere, provare v. di qualche cosa; avrei v. di comportarmi vigliaccamente come ha fatto lui; non hai v. delle bugie che hai detto?; aveva sempre nascosto, per v., il suo passato; non hai v. di andare in giro così (mezza nuda, o vestito come un pezzente, ecc.)?; gente che non ha, che non sente v., spudorata; e in genere, non avere v., non avere pudore.
Come inizio non é che sia molto confortante. I genitali legati nel linguaggio comune a sentimenti di turbamento, disagio, disprezzo, condanna.
Ho sentito personalmente nominare i genitali in questo modo almeno fino agli anni ’90. Fino all’altroieri. 
Forse non c’é più nessuno in Italia che li chiama così, ma il fatto che i genitali (e la sessualità in generale) siano legati ad un sentimento di vergogna é qualcosa che tutti quanti abbiamo respirato nell’aria e ancora respiriamo.
Soprattutto noi donne.
E allora togliamoci un po’ di vergogna, passo per passo.
Vergogna n. 1 – Vedere e toccare
I genitali femminili sono interni, quindi per conoscerli bene é necessario munirsi di uno specchietto ed affrontare la vergogna della visione frontale e/o lavarsi le mani e decidere di TOCCARSI!
Guardare
Non tutte le donne hanno visto la propria vulva da bambine (alcune non l’hanno ancora vista a 60 anni), non siamo state certo incentivate a toccarci per approfondire la conoscenza di noi stesse.
Spesso le abbiamo viste prima nei video porno (quelli li vediamo in quantità, invece, l’Italia nell’annuale Review di Porn Hub  nel 2017 risulta essere al 9° posto come collegamenti, e il 23% dei consumatori di porno italiani, sono donne), e potremmo esserci fatte l’idea che esista una vulva “normale” (quella proposta dal porno) e una “anormale” (la nostra, in molti casi).
A pochissime donne, probabilmente, é stato spiegato che le vulve sono tutte diverse tra loro, e il porno favorisce la creazione di uno standard che funziona generalmente così: vulva di carnagione chiara, labbra simmetriche e sottili, depilata.
Dunque la prima visione frontale della propria vulva può risultare traumatica, ci si aspetta ciò che abbiamo visto sul video o sui giornali, o nei fumetti, e invece: sorpresa! Le nostre piccole labbra possono essere asimmetriche e sproporzionate, la pelle può assumere diversi colori che vanno dal rosa chiaro al rosso scuro, i peli più o meno folti, e quell’apertura… quell’escrescenza… possono essere considerati osceni.
Dobbiamo ad un artista uomo un’opera che restituisce il valore e la bellezza delle differenze tra le donne. Sto parlando del Muro di vagine di Jamie McCarty, un  primo passo verso l’accettazione delle differenze. Le nostre vulve sono tutte diverse tra loro, e tutte normali, tutte belle. Pensare che debbano aderire ad uno standard di normalità che non esiste non fa altro che farci soffrire, e in alcuni casi ricorrere ad interventi invasivi. Se pensiamo che la nostra vulva abbia qualcosa che non va, possiamo anche decidere di “correggerla”: il mercato della labioplastica é molto fiorente, e il dibattito scientifico sui pro e i contro di questo tipo di chirurgia é tutt’ora in corso.
Toccare
Una certa mitologia cattolica della masturbazione racconta che se ci tocchiamo i genitali diventiamo ciechi, perdiamo le forze, ci crescono i peli sulle mani (soprattutto per gli uomini, é dovuto al contatto tra le mani e  lo sperma), perdiamo la sensibilità della clitoride (come dire che la masturbazione crea assuefazione).
La maggior parte degli uomini, ha subito capito che nessuna di queste tragedie li avrebbe colpiti masturbandosi, ma che anzi, la pratica era molto piacevole, tralascerò in questa sede le riflessioni su chi non é comunque riuscito ad abbandonare i sensi di colpa.
Per quanto riguarda le donne, invece, la masturbazione sembra essere ancora un tabù. No, non ci hanno raccontato che toccarsi é il modo migliore per conoscere il proprio corpo e come funziona. Non ci hanno raccontato che l’autoesplorazione e la conoscenza di sé sono fondamentali nella relazione con sé stessi e con gli altri. Per approfondimenti si può leggere il libro che trovate qui.
Spesso, il ruolo giocato dalle mamme, dalle nonne, dalle zie (tutte, tutte donne), ma più in generale dalla società é consistito nella disincentivazione all’autoerotismo  femminile, a volte nella sua  demonizzazione, o nella chiusura nell’angolo buio della solitudine  (per spiegarmi: “se ho un uomo non mi serve masturbarmi).
Dopo il fuoco di divieti ricevuti fin dalla prima infanzia per qualcuna toccarsi più che una pratica erotica é una pratica eroica.
Vergogna n° 2 – Cosa tocchiamo quando ci tocchiamo? L’esterno
La clitoride
 
Il sostantivo clitoride (dal greco κλειτορἰς, -ἰδος kleitorís, -ídos) significa “collinetta”.
 
Il vocabolo clitoride era, quindi, in origine un sostantivo femminile, si è andata diffondendo la forma maschile per influenza del francese.
Noi la declineremo al femminile, e adesso andiamo a conoscerla più da vicino.

Nello specifico la clitoride si trova all’intersezione e al vertice delle piccole labbra, protetto dalle grandi labbra. Non tutte le clitoridi hanno le stesse dimensioni, quindi è probabile che ci siano variazioni millimetriche di posizione, che portano la clitoride più all’esterno o più all’interno rispetto a piccole e grandi labbra.
 
Sebbene la sua parte più sensibile misuri solo pochi millimetri, la clitoride è l’organo più importante dell’apparato genitale femminile in termini di sensazioni voluttuose; l’importanza della clitoride nel dare piacere sessuale è tale che la maggior parte delle donne può raggiungere l’orgasmo attraverso la sua manipolazione.
 
Ciò accade perché l’innervazione sensitiva della clitoride è la più alta dell’organismo umano; basti pensare che nella zona affluiscono, circa ottomila terminazioni nervose, il doppio di quelle del pene maschile.
La clitoride è costituita da corpi cavernosi ed è riccamente innervata: risulta essere simile, nella costituzione, al pene maschile, derivando infatti dallo stesso abbozzo embrionale. Da esso si differenzia tuttavia per essere in assoluto l’unico organo del corpo umano esclusivamente deputato al piacere. Noi ne vediamo solo la parte esterna, ma lei continua a scendere profondamente nel nostro organo genitale, fino a connettersi con il canale vaginale e con l’uretra.
Pensate di che fortuna siamo dotate!
Il suo ruolo nel mondo é stato però sempre un po’ nascosto, mai esaltato per la sua importanza. Esiste un video che descrive molto bene quanto accaduto nei secoli, eccolo: “ Le clitoris” 
 
E se volete approfondire esiste anche un interessantissimo testo “Storia del clitoride” 
 
Vergogna n°3 – L’interno
Il Punto G
La domanda più frequente é: ma esiste davvero?
Per anni é stato una specie di Sacro Graal, il più cercato, il più fantasticato, il più grande dei misteri della sessualità femminile. Anche così é stato descritto il “bottone” del piacere, quell’area dalla consistenza spugnosa che sembra si trovi a circa 4 cm dall’imboccatura del canale vaginale sulla parete anteriore interna della vagina. Il responsabile degli orgasmi vaginali, l’obiettivo ultimo di tutti i vibratori con la punta ricurva. Sembra che sia la parte interna della clitoride che innerva il canale vaginale: Il punto G.
Avrei voluto una immagine esaustiva da mostrare, ma in rete non ce ne sono. 
Ciò che si trova, invece,  sono numerose polemiche e ipotesi sulla sua esistenza. 
 
Mistero del piacere
Il corpo femminile e il piacere femminile sono ancora abbastanza misteriosi, sarà anche responsabilità di una cultura che ha cercato per molto tempo di “occultare” qualcosa che appariva vergognoso, osceno, inconoscibile, ma solo quando le donne hanno cominciato a reclamare il loro piacere, si é data maggiore attenzione alla loro anatomia, ma, come si é detto finora, non ci sono ancora informazioni precise e univoche, un bel mistero!
Possiamo affidarci alla scienza per saperne di più, ma anche degli studi sul campo non guastano.
Si può quindi diventare esploratrici, del proprio corpo, delle proprie forme, della propria anatomia, e scoprire la bellezza, tutta individuale, della nostra vulva. Scoprire i modi vari e molteplici in cui il nostro corpo prova piacere.
L’autoerotismo é una delle esplorazioni più piacevoli che ci possa capitare di fare, densa di mille scoperte, sempre nuove ed arricchenti.
Dunque, buon lavoro!
 
 
 

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